Parco delle Capanne di Marcarolo

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L'altopiano di Marcarolo si trova nel cuore dell'Oltregiogo, come per secoli è stata denominata la regione montuosa incastonata tra il versante costiero e la pianura. 
Si tratta di un territorio sul quale si incontrano e si confondono tradizioni, pratiche e dialetti differenti, come documenta la storia di questo territorio che ha visto intrecciarsi nel corso dei secoli gli interessi politici ed economici della Repubblica genovese a quelli del Regno sabaudo, dell'Impero e di un mosaico di potentati locali di natura feudale.
L'area era certamente abitata in età protostorica e non c'è dubbio che proprio da Marcarolo dovessero passare, già in epoche remote, le strade che mettevano in comunicazione la costa con l'entroterra padano, assicurando il transito di merci preziose come il sale.
L'interesse della Repubblica di Genova sull'area è molteplice, legato a ragioni logistico-strategiche per il controllo delle importanti direttrici viarie locali ma si spiega anche con il razionale sfruttamento del grande bosco camerale, popolato di roveri, faggi e frassini, che per secoli ha fornito ampia parte del legname necessario per la costruzione della flotta genovese. È sempre stato il bosco la principale risorsa locale. Centri importanti, come il monastero della Benedicta, ora nel cuore del Parco, incoraggiavano il radicamento dell'economia agro-pastorale, introducevano sin dal XII secolo, la castagnicoltura .
La diffusione del castagneto è determinante nel corso di tutta l'età moderna per incentivare l'espansione delle unità abitative, nei limiti permessi dalla salvaguardia delle risorse boschive destinate ai cantieri navali. Il ruolo del castagno non si limita al valore alimentare dei suoi frutti e va esteso ai mille usi che il sapere degli uomini ha saputo farne come combustibile, materiale edile, strame per gli animali, fino all'uso del tannino per la concia e la produzione domestica di inchiostro. La castanicoltura ha imposto anche la disseminazione sul territorio dei numerosi seccatoi per castagne, gli "alberghi".
Nell'ultimo quarto del secolo il paesaggio dell'Alta Val Gorzente muta significativamente dopo la costruzione di tre laghi artificiali (ai quali, più tardi, si aggiungerà il bacino della Lavagnina) che portano alla drastica ridefinizione dell'assetto bio-climatico e degli equilibri ecologici.
 

 

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