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Valle Fattibello

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Le valli di Comacchio si estendono complessivamente per 13.700 mila ettari, per la maggior parte del territorio con afferenze nei limitrofi comuni di Argenta e Ravenna. Costituiscono uno dei maggiori complessi salmastri d'Italia, un importante biotopo già dichiarato zona umida d’interesse internazionale con la Convenzione di Ramsar del 1971 e inserito nella “Rete Natura 2000” per la significativa biodiversità, insieme ad altri cinque siti in ambito comunale.

L'attuale conformazione è da ricondursi all’evoluzione morfologica subita dell’apparato di foce del Po, dopo l’ultima glaciazione, e dall'azione antropica delle bonificazioni: tali interventi hanno apportato incisive modifiche all’arenale sommerso, riducendo a circa un quarto l’originale superficie. Il sito comprende valli salmastre ricche di barene e dossi con vegetazione alofila che, sino ad un secolo fa, caratterizzavano la parte Sud-orientale della provincia di Ferrara e che ancora oggi costituiscono il più esteso complesso di zone umide salmastre della Regione Emilia Romagna.

Tali paesaggi d'acqua, presentano quindi un'estrema ricchezza antropologica in quanto, da sempre, rivestono per la storia della civilizzazione umana elementi strutturanti dei territori, nonché condizioni fondanti di molti degli assetti economici e sociali delle popolazioni insediate.

Manufatti testimoniali delle attività tradizionali nelle lagune e nelle valli sono i Casoni di valle realizzati nel loro assetto attuale, fin dal XVII secolo allorquando, con l'estinzione della casata d'Este e la devoluzione del Ducato di Ferrara alla Santa Sede (1598), Clemente VIII in visita ai nuovi possedimenti inaugurò il periodo della rinascenza della città. Nel più ampio contesto di regimazione idraulica delle acque vennero rinnovate le postazioni di pesca con il tipico Lavoriero – una struttura a guisa di freccia per la cattura delle anguille “sempre a l'entrar aperto, a l'uscir chiuso” (Tasso)- e accanto la realizzazione, in pietra, degli edifici per le maestranze. Il pontefice raggiunse la città via mare, giungendo da nord.

La morfologia del comprensorio vallivo con i suoi specchi d'acqua, ora conchiusi, ora in diretto collegamento con il mare, compongono un mosaico di habitat naturali che numerose specie di uccelli hanno eletto come luogo ideale per sostare, vivere o riprodursi. Gli argini rappresentano vere e proprie architetture di terra, i dossi assolvendo il compito di spartiacque e frangiflutti, li difendono. Il panorama presenta quindi lingue di terra che sfumano nell'acqua, luogo ideale per  accogliere l'avifauna. Giuseppe Ungaretti così le descrive (Il paese dell'acqua 1932-1933): Avevo sentito, arrivando, quel loro infinito di specchi che perdono la luce. Ora le vedo, tutte divise da strisce regolari, come una tavola inverosimile per giuocare a dama. In certi punti le prosciugano, e la terra là è di un colore di ragnatele, e, da lontano, pare che a toccarla si liscerebbe il manto di un daino.

Sono almeno 37 le specie di interesse comunitario regolarmente presenti nel sito; di importanza internazionale la nidificazione della Spatola presente con la più numerosa colonia in Italia  (circa 100 coppie). Di importanza nazionale le popolazioni nidificanti dell'Airone bianco maggiore, ma anche di alcune specie di Caradriformi (Cavaliere d'Italia, Avocetta, Fratino) e di Anatidi tra cui in particolare Volpoca  (25-30% totale nazionale), mentre Mestolone, Canapiglia e Moriglione presenti con popolamenti che nella maggior parte dei casi superano il 50% del totale italiano. La specie più rappresentativa , e scenografica, è quella del fenicottero Phoenicopterus roseus , stanziale nella vicina Salina. Le rilevazioni dell'ISPA (2001 – 2010) segnalano che 3 esemplari sono stati avvistati nel quinquennio 1991/95 e, seguendo un andamento incrementale, nel 2010, ne sono stati censiti 2615: oltre 1500-2000 fenicotteri al di fuori del periodoriproduttivo.

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