Torre del Serpe (Otranto)
Con il suo singolare profilo, praticamente sbriciolata a met in senso longitudinale, la Torre del Serpe resiste alle insidie del [...]

Con il suo singolare profilo, praticamente sbriciolata a metà in senso longitudinale, la Torre del Serpe resiste alle insidie del tempo e resta un simbolo identitario per gli otrantini, tanto da comparire nello stemma della città di mare. La torre, che fa parte del sistema difensivo voluto dagli aragonesi, in realtà era preesistente. Si ritiene che risalga al periodo romano, eretta fin da allora per avere la funzione di faro, fu restaurata in età federiciana. Ha la base circolare e la forma tronco-conica. La Torre del Serpe fa parte dell’immaginario di questi luoghi, tanto che la scrittrice Maria Corti, autrice del romanzo “L’ora di tutti”, si spese per farla restaurare prima che crollasse definitivamente.
La torre era un faro a olio, con una fiamma che spesso si spegneva e che per questo ha alimentato varie leggende, ma ciononostante era un punto di riferimento indispensabile ai naviganti per evitare i marosi attorno alla scogliera a sud di Otranto.
La torre deve il suo nome alla presenza di un enorme serpente che di notte, eludendo la presenza dei soldati, riusciva a inerpicarsi lungo la stessa torre fino ad arrivare alla lanterna, bevendo tutto l’olio e quindi spegnendo il faro, disorientando i naviganti. Gli otrantini raccontano diverse varianti intorno a questa leggenda, fra cui questa è la più popolare: trovando il faro spento, prima dell’assedio del 1480, i Saraceni non riuscirono a orientarsi e invece di attaccare Otranto si ritrovarono a Brindisi.